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martedì 17 dicembre 2013

LIKE: NASTRI ADESIVI COLORATI


Se siete amanti del "fai-da-te" o del "do it yourself", se non perdete nemmeno una puntata di "Bob aggiustatutto" o di "Art Attack" e vorreste come miglior amica Barbara Giulienetti, la tipa che sul real time riesce a trasformare anche un water in un vaso da fiori in stile "shabby chic", allora ciò di cui non dovete fare più a meno nella vostra vita è una dose massiccia di nastri adesivi colorati!


Io ne sono totalmente innamorata, tanto da ricoprire e decorare oramai tutto e tutti: bordi della scrivania, contenitori di plastica, sacchetti trasparenti per conservare il cibo, regali di natale, cover per smartphone... Insomma sono una vera "tape addicted"!

A farla da padrone in questo campo è "Washi tape"("Wa" significa Giapponese e "Shi" carta), un marchio nipponico che ha lanciato questa vera e propria mania, proponendo i suoi scotch decorativi, facilmente riposizionabili e rimovibili e dai mille pattern e colori!
Un ottimo metodo per dare personalità a qualsiasi cosa e dare sfogo alla propria fantasia, il tutto a basso costo!



Dove reperirli?
Nella mia città riesco a trovarli da "Coin" nel reparto casa, al prezzo di 2 euro l'uno circa, ma è semplice acquistarli anche online se siete delle brave smanettatrici dello shopping in rete!
Non esistono però solo i washi tape!
In negozi come "Tiger" (li trovate solo a Milano e Torino) esistono altre varianti di scotch dalle mille fantasie, mi è capitato persino di trovarli al "Lidl", il famoso discount sparso in tutta Italia e inoltre, vi consiglio anche l'utilizzo del "nastro isolante" dai classici colori rosso, nero, giallo, verde e blu, trovabile in ogni ferramenta!

Per infodervi un po' d'ispirazione ecco alcuni esempi di "DIY":

Per il caricabatteria del cellulare
Per le chiavi 
Per la tastiera del PC
Per decorare le "TEA LIGHTS"


Dunque non avete scusanti, armatevi di forbici e creatività e iniziate a decorare tutto ciò che vi capita a tiro e perchè no, i nostri nastri potrebbe servire anche a sigillare la bocca di qualcuno!




mercoledì 25 settembre 2013

LIKE: SUSHI

C'erano una volta e ci sono ancora le lasagne, le parmigiane, i cannelloni e stop mi fermo qui altrimenti la salivazione aumenta troppo.
Da qualche anno, le posizioni di queste pietanze, ben salde nella classifica de "le cose buone che solo nonna e mamma sanno fare", sono state minacciate dall'arrivo di piccoli rotolini di riso magici, facenti parte della meravigliosa famiglia del SUSHI. 

Ora, il sushi o lo ami o lo odi (e io intrattengo con lui una stupenda relazione da un bel po' di tempo), nel senso che o appena assapori il primo maki (polpettina di riso arrotolata) mille angeli iniziano a cantare in coro e capisci di essere arrivato in paradiso, oppure maledici l'amico che t'ha costretto a provare "quella cosa di riso avvolta in un'alga secca".
Si dice che: "le cose belle della vita o sono immorali o sono illegali o fanno ingrassare", "o sono costose" aggiungo io! 
La suddetta prelibatezza giapponese appartiene sicuramente all'ultima categoria, provate ad andare ad un sushi bar e per poter dire di aver mangiato bene e di sentirvi sazi, il vostro portafoglio dovrà piangere un bel po'.                     
Chi come me non può più farne a meno e sente la necessità di gustarlo almeno una volta alla settimana può fare due cose: o recarsi in banca e accendere un mutuo con causale NECESSITÀ DI NUTRIRSI DI SUSHI oppure può imparare a farselo a casina sua e seguire la ricetta che vi do.

INGREDIENTI

Riso Carnaroli, 1 bicchiere a persona ( in teoria servirebbe il riso apposito per sushi, ma se come me siete sfigati e non avete nella vostra città un Asian market o semplicemente non riuscite a trovarlo va benissimo l'italiano carnaroli)

Aceto di mele o aceto di riso (leggi sopra)

Alghe Nori

Zucchero 

Sale

PRIMO STEP
Lavate il riso con acqua fredda, scolandolo di volta in volta, per almeno una decina di volte, o comunque fino a che non perderà tutto l'amido (ve ne renderete conto dal fatto che l'acqua da bianca diventerà trasparente).

Mettete il riso in una pentola antiaderente e riempitela d'acqua, calcolandone un bicchiere e mezzo, per ogni bicchiere di riso utilizzato. Accendete la fiamma medio-bassa e lasciate cuocere per una ventina di minuti o comunque fino a che il riso non avrà assorbito tutta l'acqua.

Nel frattempo preparate il condimento mettendo a sciogliere in un pentolino per ogni bicchiere di riso
2 cucchiai di aceto, 1 cucchiaino di zucchero e metà cucchiaino di sale, tempo qualche minuto, sarà sciolto.

SECONDO STEP
Dopo che il riso sarà pronto, fatelo raffreddare una decina di minuti e in seguito, mescolandolo, aggiungete il condimento. SE IL RISO VI RISULTERA' APPICCICOSO, NON SPAVENTATEVI, DEVE ESSERE COSI'.

Ora che il vostro riso è bello che pronto, arriva la parte divertente: preparare i maki!
Armatevi di una stuoietta apposita per sushi, è fatta di bambu' e assomiglia ad una tovaglietta da breakfast americana (se non la trovate, va bene anche quella ehheh)


TERZO STEP
Posate l'alga nori sulla stuoia con il lato più ruvido rivolto verso voi stessi e iniziate a stendere il riso su tutta la sua superficie.
ATTENZIONE: per far sì che il riso non si attacchi alle vostre dita tipo effetto Super Attack, preparate una coppetta d'acqua con dentro un po' di sale e prima di prendere il riso, ogni volta, bagnetevi le dita al suo interno.

Al centro di questa "distesa di riso" ponete gli ingredienti che preferite.
Qui c'è da dire qualcosa in merito, io solitamente farcisco il maki in maniera molto "italiana" o con tonno (quello in scatola) mischiato con maionese e/o philadelphia, avocado, surimi o salmone affumicato.
In realtà, il vero sushi va fatto con pesce crudo, ma diciamocelo, è uno sbattimento trovare il pesce buono, congelarlo nella maniera giusta per poterlo mangiare nudo e crudo e quindi personalmente rimedio in questa maniera e vi assicuro che il sapore è da capogiro.

Adesso arriva il momento di girare l'alga aiutandovi con la stuoia e fate il famoso rotolino, tagliatelo tipo a "fettine" da 2 cm circa e TA DAAA le vostre polpettine di riso saranno pronte per finire nel vostro pancino.

Nonne e mamme sicuramente non approveranno e guai e dico guai pensare di sostituire il sacro pranzo della domenica con del riso japan style che per quanto buono possa essere (e vi ripeto che lo è veramente) non potrà mai e poi mai sostituire ciò:

BON APPETIT!

mercoledì 11 settembre 2013

LIKE/DON'T LIKE: IL KARAOKE

Cos'hanno in comune un giapponese e un napoletano?
No, non è una barzelletta, ma pura realtà, questi due popoli (sì, i napoletani sono una popolazione a parte), così lontani in cultura e tradizioni, sono accomunati da una stessa usanza: IL KARAOKE.
Questo fenomeno musicale, nato negli anni '80 in Giappone, rallegrava timidi e magrolini nipponici e come ogni cosa si è poi diffuso tipo peste bubbonica un po' in tutto il mondo, fino ad arrivare con dieci anni di ritardo in Italia (notare come siamo sempre stati al passo con le novità).
Complice un Fiorello "codinato" e il suo programma televisivo itinerante, l'italiano medio ha smesso di cantare solo per il telefono della doccia di casa sua e ha iniziato ad esibirsi come un gallo cedrone nelle piazze del Bel paese. 


C'è un luogo però dove questo fenomeno ha attecchito maggiormente, affondando le sue radici in profondità e questo posto è il Sud Italia, capitemi, la mia non vuole essere un'affermazione "maroniana" e lungi da me condividere anche minimamente i pensieri del "senatùr" e poi sono Terrona anch'io!
Sarà colpa del sangue caliente o del sole sempiterno che ci dà alla testa, ma qui il karaoke è più diffuso delle madonnine nei cortili (tipiche di queste parti) e mai come quest'estate me ne sono resa conto, non c'è festa, sagra, riunione, piazza, strada o angolo di ogni paese che non abbia il suo karaoke fai da te e chissà perchè oltre agli immancabili  Pooh, Laura Pausini e nuove reclute dell'esercito di "AmiciDiMariaDeFilippi", il top dei top, la regina in assoluto è la musica neo-melodica napoletana.
A partire da gigi d'alessio (utilizzo il minuscolo appositamente), Nino D'Angelo, Mario Merola fino ad arrivare ai cantautori più di nicchia come Nino e Alessandro Fiorello, Gianni Vezzosi, Gianni Celeste e non vado oltre, questo genere si sposa alla perfezione con una piazzetta, uno pseudo Dj che fomenta il pubblico e spara a tutto volume musica house negli intervalli, due/tre sedie e tavolini di plastica e famiglie il cui patriarca ha spesso la camicia sbottonata più del dovuto e un crocifisso d'oro.
Tranne pochi fortunati, credo che chiunque si sia imbattuto almeno una volta nella vita in questi scenari apocalittici, ma siamo tutti sopravvissuti e questo è l'importante.
In realtà, vi confesso, che personalmente il Karaoke fatto bene e depurato da ogni traccia neomelodica, non mi dispiace e anche io una volta mi sono cimentata in quest'arte di strada con un pezzo, che so, farà rabbrividire i più, e adesso, dopo aver fatto outing, vi lascio con il brano che ha fatto di me una Dancing "Karaoke" Queen.


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